Questo sito utilizza cookie tecnici e di profilazione propri e di terze parti per le sue funzionalità.

Cliccando si "Accetto" ne autorizzi l'uso.

Vi dico la verità: la prossima volta me ne sto a casa e mi guardo le final four in tivù. Sfogando collera e disperazione contro chi voglio io. Sfasciando anche il televisore a ciabattate se mi va. Rivedendo fallo dopo fallo al replay e capendo da solo se c’è puzza d’inganno o no. Probabilmente sì.

Anche se a Istanbul ci sarà ancora la Montepaschi, come mi auguro e credo. E magari sarà finalmente pure la volta buona per Siena, Minucci, Pianigiani, lo sponsor, Stonerook che se lo meritano. Come no!?! Soprattutto se riusciranno in fretta a dimenticare Barcellona. Seppellendo sbrigativamente i torti subiti e i fischi sbagliati. Bruciando le streghe e smettendo di dar loro la caccia. Valutando in particolare meglio chi ti è veramente amico, e soffre con te, e chi invece ti fa le belle belline davanti, ma attento a non mostrargli le chiappe perché ha un taglierino in tasca e è pronto a scuoiarti senza tanti perché. Ipocriti e farisei, delatori sciocchi e gelosi, per non dire di peggio. Mi spiace, ma non ho più l’età per dover sopportare certi ominicchi ai quali non puoi girare alla larga perché ormai fanno parte di quel sistema. Di un sistema che è già più vecchio della Rai e più impasticciato di una terrina di rigatoni ai quattro formaggi. Li incontri ovunque e non riesci ad evitarli. Neanche alle lattrine del Sant Jordi perché devi pur fare la pipì se ti scappa. O nelle ramblas perché vuoi regalare al nipotino per il suo primo compleanno la maglietta di Messi. Massì va bene anche quella di Pujol. Col numero cinque. Nel Barca di Guardiola tutto va ben. E la palla gira che una maravilla. Come in un flipper. Altro che il Real di Mourinho, il number two. O three?

Poi vi dirò, ma prima devo ringraziare di cuore chi se la ride sempre, anche quando dovrebbe solo piangere di sé e per quello che è, che mi ha riservato un posto lassù in tribuna stampa dove anche un piccione si sarebbe rifiutato di stare. Con gli spifferi sulla schiena e l’entrata del buffet con le porte da saloon. Gente che va e gente che viene, mangia e rutta ogni due per tre, suda e puzza più di un topo che non sa cosa sia il bidè. La rima qui ci sta. O no? In ultima fila, dietro il canestro e dietro le telecamere, le scale e la gru. E così anche Batiste, che pure è largo grosso e di più, mi è sembrato più piccolo del Green d’Avellino. E la lunetta non più grande dei green a fazzoletto del Biella Golf Club. Per la verità il terzo e il quinto fallo di Lavrinovic non li avrei visti neanche da un passo perché semplicemente non c’erano e se li sono inventati il polacco Ziemblicki, lo spagnolo Mitjana e il tedesco Lottermoser, gli ultimi due addirittura promossi ad arbitrare con il nostro Lamonica la finale che Obradovic e i suoi ciclopi dovevano vincere ed infatti l’hanno vinta. Il che significa, senza obbligatoriamente pensar male, che il fischietto catalano e quello teutonico avevano diretto ad hoc la semifinale del Montjuic almeno secondo i potenti dell’Eurolega, in primis il direttore generale Jordi Bertomeu che mi piace ancor meno dei suoi sgradevoli sottopancia, i quali sono capaci di tutto. Anche di vendere l’anima al diavolo pur di vedere la Montepaschi in ambasce e Simone Pianigiani straordinariamente incazzato nero.

Panathinaikos-Maccabi non me la sono – si fa per dire - volutamente vedere dalla piccionaia del Sant Jordi: dopo gli insulti dei villani greci ai vinti che cantavano orgogliosi la Verbena la mia sopportazione era infatti tracimata oltre l’argine della pazienza di Giobbe e così sono sceso al Camp Nou dove al cancello della entrada 51 con un vecchietto arzillo ho scambiato il suo abbonamento del Barca in curva con la mia tessera Coni. Più ovviamente 80 euro. E mi sono gustato il derby con l’Espanyol. Come dicevo, una maravilla. Innamorandomi di Iniesta se possibile ancor più di Messi. Pensando che Mascherano sarebbe il massimo per la mia Juventus. Ma adesso scappo di fretta. Altrimenti arrivo tardi al Palaverde dove stasera Treviso affronta la più bella del reame. Una partita che non mi voglio assolutamente perdere. Anche perché non troverò Sky e dunque non correrò il rischio né di cadere in altre trappole, né di fare qualche brutto incontro come a Barcellona. Portando con me per ogni evenienza Nico, che è più grande e grosso di Batiste, e un paio di notizie che non so se definire buone o cattive: dipende dai punti di vista. A fine stagione Repesa lascerà al mille per mille la panchina della Benetton probabilmente a Sacripanti che è il cavallino di Coldebella. Sempre che non torni nella Marca da Toronto il buon Maurizio Gherardini che tiene ancora casa a Treviso. Con un nuovo padrone e un nuovo sponsor. Magari, ma Repesa? Aspetta (e spera) una chiamata dall’Armani dove però il primo della lista è sempre Messina. Il quale sta tutto il giorno alla finestra per vedere se Milano salterà almeno sul treno dell’Eurolega, condizione sine qua non per cominciare a trattare con Proli.