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Risiko societario. Ricambio generazionale ai vertici.

NIENTE di personale. Non è un "uno contro uno", ma in questi giorni è in atto una svolta generazionale all’interno della FulgorLibertas. Sarà l’arrivo dei nuovi piccoli soci, che si siederanno (e peseranno) nell’attesa riunione del 16 giugno, ma la società sta cambiando pelle.

Tanto che persino il presidentissimo Erio Masoni (della Fulgor e della Fip provinciale) potrebbe lasciare il suo scranno in via Zuelli.

L’altra manovra in vista è quella di cui parlano tutti: Nicola Alberani nuovo general manager, ruolo finora occupato (anche se in modo diverso) da Roberto Arpaia.

Niente di personale: Arpaia stesso ha detto di essere disponibile a farsi da parte, se nei soci emergerà un orientamento a favore di Nicola. E si lavora per rendere più morbido un cambiamento che invece è epocale. Quanto? Lo raccontano bene le storie dei due personaggi. Queste sì, personali.

ARPAIA è quello che convince i giocatori spiegandogli quanto si sta bene a Forlì. Alberani quello che abborda Bobby Jones su Facebook e Goldwire su Messenger. Arpaia quello che nel 2000 prese Di Lorenzo per la B2, e subito la Fulgor fu promossa.

Alberani quello che nel 1999, a 24 anni, scovò nelle Filippine Rodney Monroe.

Diversi. Ed entrambi bravissimi.

Nel 2009, primo anno di coach Di Lorenzo, per budget Forlì valeva il settimo, forse l’ottavo posto della classifica: ma Arpaia quei (pochi) soldi in B1 sapeva spenderli come nessun altro e Forlì arrivò prima. L’anno dopo, col budget tagliato, costruì una corazzata che solo Barcellona, la Fortitudo e gli infortuni riuscirono a battere.

Alberani non è da meno: con due soldi nel 1999 portò Forlì al sesto posto dell’A2 più dura di sempre, e undici anni dopo ha ricostruito la Marco Polo della salvezza. Nicola pacifico ma poco portato per la diplomazia istituzionale ("Balzani? Ha fatto un dispetto alla città tenendosi la delega allo sport"). Roberto invece ruvido (fu un suo appunto a mandare su tutte le furie coach Massimo Bernardi nel 2006) ma allo stesso tempo fine tessitore ("scrivete che ringraziamo Conad e Cassa dei Risparmi per il loro contributo", suggerisce spesso ai giornalisti).

DUE storie diverse. Quest’anno hanno lavorato in coabitazione: Arpaia sul mercato italiano ("Ma Foiera non fu un errore mio, eravamo tutti d’accordo"), Alberani su quello internazionale (prima Wittman e Gordon, poi gli altri). Vucinic chiede un solo uomo al timone. Uno che stia a bordo campo agli allenamenti, a chiamare i procuratori, a stabilire insieme all’allenatore se qualcuno va tagliato o comprato. Vucinic è vicinissimo alla conferma. E di pari passo implica una svolta. Che riguarda questi due dirigenti. Così bravi, così diversi.