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E' morto questa notte a Milano Cesare Rubini. Ex pallanotista e giocatore di basket, Rubini, classe 1923, era l'ultimo campione in vita del Settebello oro ai Giochi di Londra del 1948: malato da tempo di Alzheimer è deceduto per le complicazioni di una broncopolmonite.

Atleta poliedrico, tecnico vincente, dirigente elegante e moderno: Cesare Rubini, un uomo dai tanti volti, per tutti semplicemente il Principe. Si è spento a 87 anni uno dei miti dello sport azzurro: malato da tempo di Alzheimer, l'ex cestista, ma anche grande campione di pallanuoto, è morto nella notte a Milano dopo essere stato ricoverato per le complicazioni di una broncopolmonite. La sua leggenda ha sfidato il tempo rinnovandosi sempre, fino all'ultima consacrazione: primo italiano a figurare nel '94 nella mitica Hall of Fame del basket, è stato l'unico campione al mondo a farne parte in due diverse discipline, la pallacanestro e la pallanuoto, altro suo grande amore. Al basket ha però dedicato tutta la sua vita, una passione sconfinata quella per la pallacanestro come allora era da tutti conosciuta, anche se la sua prima Olimpiade, nel '48 a Londra, la vinse in acqua con il primo Settebello di pallanuoto. Fu uno dei figli prediletti della Trieste sportiva accanto a personaggi illustri come Nino Benvenuti nel pugilato oppure Nereo Rocco o Cesare Maldini nel calcio. "Sono venuto dai 'grembanì del Carso", era solito dire. Partendo da Trieste ha attraversato tutto il dopoguerra dello sport italiano, sempre da protagonista. Di famiglia dalmata, suo padre Rubcic era ufficiale di macchina, un irredentista che scelse l'Italia come suo Paese, per questo motivo il suo cognome cambiò in Rubini. Il comunismo nel quale il giovane Cesare crebbe ("ma comunista di mondo, di religione, non di partito") si spense quando a Trieste arrivarono i partigiani di Tito. Nel capoluogo giuliano aveva la casa a metà strada fra mare e palestra: così nacquero i suoi due grandi amori, la pallanuoto e la pallacanestro. Come pallanuotista giocò a Trieste, Milano, Napoli, Camogli, vincendo sei scudetti; come cestista a Trieste e Milano. In acqua vinse l'europeo di Montecarlo del '47, oro olimpico a Londra nel '48, nel '52 il bronzo a Helsinki. E' stato 56 volte azzurro, con sei titoli tricolore, nella duplice veste di allenatore-giocatore. Nel basket ha vinto 15 titoli (i primi cinque come allenatore-giocatore) tra il 1950 e il '72, ed è stato azzurro per 39 volte, conquistando tra l'altro l'argento agli Europei di Ginevra del 1946. A Milano conquistò, da allenatore, anche la prima Coppa Campioni (nel '66) della storia del basket italiano, con Bill Bradley in squadra come straniero, oltre a due Coppe delle Coppe e ad una Coppa Italia. Era considerato il primo professionista della storia di questo sport. Personaggio burbero ma schietto, da molti era considerato un "duro" per il suo amore di dire le cose sempre in faccia, e per questo si fece anche molti nemici. Rimaneva comunque il prototipo dello sportivo vero. A lui si deve la leggenda delle mitiche 'scarpette rosse' di Milano. Insieme con Adolfo Bogoncelli costruì all'ombra della Madonnina la grande Olimpia, dapprima con il marchio Borletti, poi con quello leggendario di Simmenthal ingaggiando per anni un duello con Varese (allora Ignis) che rimane una delle pagine più gloriose della storia del basket italiano. Da dirigente ha vissuto in prima linea i primi grandi allori: l'argento olimpico di Mosca e il titolo europeo di Nantes, quando alla guida della Nazionale c'era un suo vecchio allievo, Sandro Gamba. Poi vennero i bronzi agli Europei di Stoccarda e Roma. Lasciò dopo la mancata qualificazione olimpica per i Giochi di Barcellona 1992. Nella pallanuoto, oltre all'oro alle Olimpiadi del '48 e al bronzo a quelle del '52, conquistò l'oro agli Europei di Montecarlo del 1947 e il bronzo a quelli di Torino del 1954. In Nazionale 42 presenze da capitano, nel 2001 è entrato a far parte della Hall of Fame. Dirigente federale per il basket dal '76 come responsabile della squadra nazionale allenata da Gamba, ha conquistato l'argento alle Olimpiadi di Mosca 1980 oltre a un oro ('83), un argento ('91) ed un bronzo ('85) agli Europei. Tra le cariche dirigenziali è stato presidente onorario del Comitato nazionale allenatori e dell'Associazione mondiale allenatori. Cesare Rubini, un campione vero, uno sportivo raro: un uomo di altri tempi che resterà sempre il mito dello sport azzurro.