Il  canturino "Charly" racconta l'uomo e descrive il giocatore. L'ha allenato in azzurro e con Gianluca ha vinto uno scudetto.

CAMPIONE DI UMILTA' E' di una modestia che non ci si crede. L'ho conosciuto che non era nessuno e continuo a frequentarlo ora che ha vinto tutto: ebbene, non è cambiato di una virgola, ho sempre ritrovato la stessa persona, con lo stesso sorriso e lo stesso entusiasmo.



UOMO SPOGLIATOIO Non è tipo che sbraita, eppure quando ritiene di dover aprir bocca lo stanno tutti ad ascoltare in religioso silenzio perché capiscono che le sue parole e i suoi discorsi sono sempre appropriati e azzeccati.

GIOCATORE CHIAVE Alla Bennet sarà l'uomo giusto al posto giusto. Chiaro che non è più un atleta da 30 minuti a partita e di questo ne ha la consapevolezza. Ma all'interno delle rotazioni canturine sarà importante. Anzi, fondamentale.

E' canturino il padro putativo di Gianluca Basile. Charly Recalcati, infatti, ha sempre ritenuto il nuovo acquisto della Bennet una sorta di suo figlio adottivo.

"Un mio figlioccio" come lo definisce, appunto, l'attuale - riconfermato (e ci mancherebbe altro dopo la splendida stagione scorsa...) - coach della Cimberio Varese.

Il "Carletto" aveva avuto l'allora rampante guardia pugliese in quella Fortitudo Bologna che vinse lo scudetto nel 2000, ma il rapporto si era in realtà cementato in nazionale visto che l'allora commissario tecnico azzurro - Recalcati, appunto - aveva reso Basile uno dei punti di riferimento del team Italia.

Anche nelle sei annate spagnole della guardia che si appresta a indossare la maglia con i colori biancoblù della Brianza dei canestri, i contatti tra i due sono stati frequenti.

Il Charly, tra l'altro, ha più volte fatto coraggio e rincuorato Gianluca nel corso di un'ultima annata che per quest'ultimo è stata tutt'altro che fortunata.

In che modo è intervenuto?

L'ho messo in contatto con Rannikko (il play di Varese, ndr) che tre anni fa aveva subito lo stesso tipo di frattura al piede, era stato operato, era poi incorso nella medesima recidiva e aveva dovuto a sua volta ricorrere a un secondo intervento chirurgico. Ebbene, il play finlandese da allora non ha più accusato problemi. Volevo fosse lui a comunicarlo direttamente a Basile e così è stato".

Vero che lei l'avrebbe portato a Varese per i play off di quest'ultima stagione?

"Gianluca mi aveva anticipato che il suo nome non sarebbe stato inserito dal Barcellona tra i dodici che da regolamento ogni club spagnolo deve comunicare prima dell'inizio della post season. Così gli ho buttato lì: "Perché non vieni da noi?". Invece non se n'è fatto nulla. Non se la sentiva di lasciare così il Barcellona. Ha preferito restare con la squadra, continuare ad allenarsi con i suoi compagni, proseguire a far parte del gruppo che poi avrebbe rivinto il titolo di Spagna".

Era deluso, il "Baso" di non essere stato convocato?

"No, era realista. Tanto per far capire la portata del personaggio, mi confidava che non sarebbe stato giusto se avessero inserito lui e non invece Ingles (il giocatore che l'aveva sostituito durante il lungo infortunio, ndr) che si era fatto il mazzo per tutta la stagione".

Ce lo descrive meglio, il signor Basile?

"E' quello che avete potuto conoscere durante la conferenza stampa della sua presentazione a Cantù. E' tutto lì. Di una modestia che non ci si crede. L'ho conosciuto che non era nessuno e continuo a frequentarlo ora che ha vinto tutto: ebbene, non è cambiato di una virgola, ho sempre ritrovato la stessa persona, con lo stesso sorriso e lo stesso entusiasmo. Non è artefatto e ogni concetto lo esprime con la massima semplicità".

E il giocatore?

"Le cose le capisce al volo. Ha saputo cambiare il suo modo di esserti giocatore a seconda dello necessità della squadra: è stato protagonista giocando play, lo è stato giocando guardia, lo è stato quando gli si chiedeva di giocare 35 minuti così come quando gliene si richiedevano quindici. Non si è mai risparmiato, ha fatto successo grazie ai sacrifici e alla fatica".

Come lo vede alla Bennet?

"L'uomo giusto al posto giusto. Per la mentalità che ha è un ventenne (pur con moglie o tre figlie...), ma di quelli di una volta, vale a dire uno che giocherebbe a basket dodici mesi all'anno. Chiaro che non è più un atleta da 30 minuti a partita e di questo ne ha la consapevolezza. Ma all'interno delle rotazioni canturine sarà importante. Anzi, fondamentale".

Non c'è il rischio che arrivi qui sentendosi il primo della classe?

"Escluso. Si è sempre messo al servizio delle esigenze di squadra e questa è una peculiarità che non appartiene a molti campioni. Perché spesso un giocatore calza a pennello per una certa tipologia di gioco, ma ne digerisce a fatica un'altra. Lui, invece, dove lo metti sta. E rende sempre al massimo. Non parliamo poi dell'esperienza che è in grado di trasmettere..."

No, parliamone pure.

"Il suo contributo al cosiddetto spogliatoio è molto prezioso. Lui non è tipo che sbraita, eppure quando ritiene di dover aprir bocca lo stanno tutti ad ascoltare in religioso silenzio perché capiscono che le sue parole e i suoi discorsi sono sempre appropriati e azzeccati. Insomma, sa come si fa".

Che gliene pare di questa Bennet?

"Rispondo partendo da una premessa: è possibile che pur disputando un ottimo campionato, come lo è stato ad esempio l'ultimo, non sia sufficiente per arrivare così in alto dove si è issata quest'anno".

Allude alla circostanza che oltre a Siena, ora anche Milano si annuncia una super squadra?

"Certo. Entrambe sono da final four di Eurolega. Ma mentre Cantù e Siena sono realtà già consolidate, l'Armani dovrà dimostrare di essere squadra vera".

Focalizziamoci sulla Bennet.

"Quando ti rendi conto di aver ottenuto il massimo in relazione a ciò che hai a disposizione, poi l'anno seguente o ti accontenti riconfermando e non mutando atteggiamento con il rischio però di fare un passo indietro, oppure hai il coraggio di cambiarti strada pur consapevole di azzardare parecchio. Ma questo potrebbe essere l'unico modo per provare a compiere un ulteriore balzo in avanti. Giusto allora provarci.

La convince l'opzione doppio playmaker italiano che Cantù ha inteso adottare?

Sì, è intrigante. In assoluto, è da guardare con rispetto questa volontà di rimettersi in gioco oltre che in discussione. Certo non mancheranno le critiche se le cose non andranno per il verso giusto, ma il tipo di mercato della Bennet dimostra che da queste parti non ce immobilismo ma semmai voglia di progredire".

E la "sua" Varese?

Un anno fa di questi tempi non sapevamo neppure cornei saremmo partiti e soprattutto come poi saremmo arrivati. Ora invece la società ha fatto esperienza, si è consolidata e per la nuova stagione abbiamo già la copertura pressoché totale del budget. Quanto alla nuova squadra abbiamo provato a costruirla inserendo giocatori più confacenti a un progetto di media-lunga scadenza che non pensati solo per l'immediato. Sono fiducioso e ottimista. Ma Cantù resta inarrivabile".