LegA2: L'intervista di ieri a Tuttosport di Marco Bonamico
di Piero Guerrini
PER una riforma dei campionati la LegAdue è sempre sotto esame. Si parla di cancellare il secondo campionato prò, con ampliamento della A. Ma il presidente Bonamico ha parecchie idee e ha attivato una commissione. Bonamico, sulla LegAdue pesa la crisi. Come uscirne? Alcuni club le hanno chiesto il dilettantismo... «I costi sono difficilmente sostenibili. A mio avviso si potrebbe pagare meno i giocatori. Non è una provocazione, come non lo è constatare che la percentuale per i procuratori - peraltro versata dai club... - è il 10%, troppo. E i premi Nas, per la formazione giocatori? Vanno alla Pip anche per stranieri, dunque non formati in Italia. E' vero che poi la Fip rende il 50% da noi dato in premio a chi schiera italiani. Ma il costo è eccessivo. Aggiungo: visto che wild card e provvedimenti simili non funzionano, bisogna ridurre il numero di squadre. A mio avviso ci sono tre campionati nazionali: A, LegAdue e Dna. Gli altri non devono esserlo e lì devono maturare i giovani, il che avviene solo giocando». Sì, ma i giovani continuano a non avere spazio. «Dobbiamo trovare meccanismi che rendano appetibile l'ingaggio e l'investimento su un ragazzo. E' vero, i club di vertice producono giovani interessanti. Ma se per prenderli in prestito bisogna pagare una quota al club e poi il parametro e infine il contratto, un ragazzo in LegAdue costa più di un Usa. Non è corretto». La Serie A ipotizza la sospensione delle retrocessioni. «In Italia sarebbe un grosso errore. Lo scambio tra campionati deve restare. E comunque, chiudersi non ha mai portato sviluppo economico. In nessun campo. Capisco la posizione di Serie A, del resto il volley l'ha fatto, ma ha meno squadre. La verità è che nel 2012 avremo 18 club in A, 16 in LegAdue, 24 in Dna, tutti che vivono di basket. A me sembra troppo. Ma la soluzione non è cancellarci». Inutile immaginare una riforma di Legge 91 a breve. «Ha ragione Valentino Renzi, le priorità per il nostro Paese sono altre, potremmo arrivarci forse fra due anni. Nel frattempo dobbiamo rendere più sostenibile la nostra attività. Anche attraverso la certezza della stabilità delle regole, che permette investimenti mirati. Poi, nella nuova 91, serve una figura di "prò" slegata da quello calcistico». Cosa proporrete come LegAdue? «Siamo disponibili a due stranieri sepza vincoli di passaporto. I passaportati italiani sonfmtìli, perché anche se non formati in Italia possonggJocare in nazionale e poi sono figli di nostri emigrati. A concetto di formazione ha fallito. Siamo una lega che fa crescere, club, arbitri, allenatori, giocatori. Liprepara al salto verso il vertice. E' un campionato disegnato per certe piazze, che non potrebbero permettersi la A. Una lega che promuove il basket con un buon spettacolo. Abbiamo gli Under, ma la regola non funziona. Noi potremmo far crescere quelli quasi pronti, magari potendo sceglierli con un draft e un versamento ai club di A che non li schierano. Noi e la A potremmo ridurre i roster a 10 giocatori, tagliando pure i costi»
PER una riforma dei campionati la LegAdue è sempre sotto esame. Si parla di cancellare il secondo campionato prò, con ampliamento della A. Ma il presidente Bonamico ha parecchie idee e ha attivato una commissione. Bonamico, sulla LegAdue pesa la crisi. Come uscirne? Alcuni club le hanno chiesto il dilettantismo... «I costi sono difficilmente sostenibili. A mio avviso si potrebbe pagare meno i giocatori. Non è una provocazione, come non lo è constatare che la percentuale per i procuratori - peraltro versata dai club... - è il 10%, troppo. E i premi Nas, per la formazione giocatori? Vanno alla Pip anche per stranieri, dunque non formati in Italia. E' vero che poi la Fip rende il 50% da noi dato in premio a chi schiera italiani. Ma il costo è eccessivo. Aggiungo: visto che wild card e provvedimenti simili non funzionano, bisogna ridurre il numero di squadre. A mio avviso ci sono tre campionati nazionali: A, LegAdue e Dna. Gli altri non devono esserlo e lì devono maturare i giovani, il che avviene solo giocando». Sì, ma i giovani continuano a non avere spazio. «Dobbiamo trovare meccanismi che rendano appetibile l'ingaggio e l'investimento su un ragazzo. E' vero, i club di vertice producono giovani interessanti. Ma se per prenderli in prestito bisogna pagare una quota al club e poi il parametro e infine il contratto, un ragazzo in LegAdue costa più di un Usa. Non è corretto». La Serie A ipotizza la sospensione delle retrocessioni. «In Italia sarebbe un grosso errore. Lo scambio tra campionati deve restare. E comunque, chiudersi non ha mai portato sviluppo economico. In nessun campo. Capisco la posizione di Serie A, del resto il volley l'ha fatto, ma ha meno squadre. La verità è che nel 2012 avremo 18 club in A, 16 in LegAdue, 24 in Dna, tutti che vivono di basket. A me sembra troppo. Ma la soluzione non è cancellarci». Inutile immaginare una riforma di Legge 91 a breve. «Ha ragione Valentino Renzi, le priorità per il nostro Paese sono altre, potremmo arrivarci forse fra due anni. Nel frattempo dobbiamo rendere più sostenibile la nostra attività. Anche attraverso la certezza della stabilità delle regole, che permette investimenti mirati. Poi, nella nuova 91, serve una figura di "prò" slegata da quello calcistico». Cosa proporrete come LegAdue? «Siamo disponibili a due stranieri sepza vincoli di passaporto. I passaportati italiani sonfmtìli, perché anche se non formati in Italia possonggJocare in nazionale e poi sono figli di nostri emigrati. A concetto di formazione ha fallito. Siamo una lega che fa crescere, club, arbitri, allenatori, giocatori. Liprepara al salto verso il vertice. E' un campionato disegnato per certe piazze, che non potrebbero permettersi la A. Una lega che promuove il basket con un buon spettacolo. Abbiamo gli Under, ma la regola non funziona. Noi potremmo far crescere quelli quasi pronti, magari potendo sceglierli con un draft e un versamento ai club di A che non li schierano. Noi e la A potremmo ridurre i roster a 10 giocatori, tagliando pure i costi»


