Il pivot friulano a Carisolo: «Ora è tempo a lavorare a testa bassa, poi sarà il campo a dare i suoi verdetti»  Dopo l'azzurro, Cusin ha raggiunto il ritiro Vanoli

 

 

CREMONA - Ultimo arrivato nel ritiro di Carisolo, ultimo in ordine di tempo ad aggregarsi al gruppo Vanoli, 'colpa della convocazione in Nazionale che ha coronato una stagione di Legadue giocata ad altissimo livello.



Marco Cusin, al terzo anno in biancoblù, parla ormai da veterano: «Con la Nazionale - spiega il lungo friulano - è stata davvero una grande esperienza, anche se purtroppo non è andata a buon fine è sempre un'emozione vestire la maglia azzurra, un orgoglio per tutte Ìe persone che hanno lavorato e puntato forte su di me in questi anni».

Qualche rammarico?

«Abbiamo fatto un brutto risultato di squadra, e questo pesa. Però ho sempre provato a dare il massimo in ogni situazione, che fosse l'allenamento o la partita».

La sensazione, sentendo le tue parole, è che tu sia molto maturato in questi due anni a Cremona.

«Sono cambiate tante cose, sono stato bene e quando si è a posto tisicamente si rende anche di più. Adesso per occorre lavorare ancora duro, tiriamo una riga su quello che è stato, il bilancio lo rifaremo alla fine della prossima stagione».

Parliamo di Vanoli: che squadra hai trovato in ritiro?

«E' presto per parlare, per le sensazioni sono buonissime. Nelle mie prime ore insieme al gruppo ho visto ragazzi semplici, senza egoismo, sempre pronti a darti una mano».

Obiettivi a livello personale?

«La salvezza della squadra, prima di ogni altra cosa».

E Marco Cusin dove vuole arrivare?

«Vorrei disputare una grande stagione, colmare ancora qualche lacuna, fare meglio delle passate stagioni. L'unica paura è arrivare magari stanco a febbraio, visto che quest'estate non mi sono praticamente mai fermato»

Pronto per iniziare?

«Pronto e carico, non vedo l'ora. La serie A è stimolante, il livello fisico e tecnico è molto più alto rispetto alla Legadue, L'ho provato sulla mia pelle già in passato. Per questa squadra ha tutti i mezzi per fare bene, ne sono pienamente convinto. Anche se ora le parole non hanno molto valore perché occorre abbassare la testa, lavorare, lavorare e ancora lavorare. Poi sarà il campo a darci le risposte».