Questa mattina è morto l'Avv. Gianluigi Porelli
Dan Peterson, in onore dell'uomo che più ha influenzato la sua carriera, ripropone il tributo fatto all'Avvocato Gianluigi Porelli sul sito BasketNet il 26 dicembre 2007.
Giganti del Basket (3): Avv. Gianluigi Porelli. Potrei scriver non un solo Blog ma un libro intero riguardante i miei cinque anni con lui alla Virtus Bologna, 1973-78, io coach allenatore, lui come General Manager (in realtà, il vero Big Boss).
Lui aveva promesso ai tifosi della Virtus, nel Maggio del 1973, un coach Americano. Aveva un pre-contratto con Rollie Massimino, vice a Penn, se Rollie non diventasse capo a Villanova, il che è successo. Disperato, Porelli chiamò l'Avv. Richard Kaner, agente del suo USA, John Fultz, per un coach USA. Ero l'unico disponibile nel mondo. ''Coach a scatola chiusa.''
Un giorno, Porelli era arrabbiato con John Fultz. Siamo nel 1973-74 e non si poteva cambiare USA. Lui a me: ''Coach, parla tu con Fultz. Se parlo io, lo mando a casa! Digli queste cinque cose.'' E me le elenca. Io fermo Fultz e dico, ''John, uno, due, tre, quattro, cinque. Capito?'' Fultz, ''Sì.'' Porelli mi vede dopo: ''Hai parlato con Fultz?'' Io: ''Sì.'' Porelli: ''E la risposta?'' Io: ''Risposta? Ho parlato io.'' Porelli: ''Torna da Fultz e fai tutto come domande!!'' Vado, ''John, forse non mi sono spiegato bene ieri. Quindi, uno? Due? Tre? Quattro? Cinque?'' Fultz, 'interrogato,' ha capito domande meglio che affermazioni. Lezione.
Un altro giorno, sempre nel 1973-74, mi intervista STADIO. Il giorno dopo, alle 1230, Porelli arriva nel mio ufficio e, da buon avvocato, mi chiede (sempre domande!): ''Coach, tu hai proprio detto questo?'' E mi fa vedere STADIO. Io, ''Sì, perchè?'' Porelli: ''Coach, tu non puoi dire queste cose.'' Io: ''Perchè? Le dice Rubini!'' Porelli: ''Coach, ti do una notizia: Tu non sei Rubini.'' Insomma, altra lezione. Fate conto che ho fatto ogni pranzo con Porelli in foresteria e ogni cena al ristorante. Fate anche conto che ogni pasto con lui è stato come un anno di università. Anzi, più di qualsiasi università che ho fatto io.
Ogni tanto, a cena, lanciavo un'idea a Porelli... al ristorante. Lui, pugni sul tavolo (forchette che volavano, piatti che ballavano, clienti zittiti, silenzio totale): ''Cosa stai dicendo? Sei impazzito? Mentre io sono alla Virtus, questo non PASSA!'' Io: ''Gigi, OK.'' Poi, quasi sempre, il giorno dopo, in foresteria, arriva Porelli e si siede vicino a me a fa 'ballare' la gamba e mi guarda. Non dico niente. Lui mi guarda ancora. Poi, si sbotta: ''Coach, ho avuto un'idea!'' Chiaro, è la mia idea ..... migliorata (e non poco). Io, ormai un po' furbo, non dico che è mia idea, ma dico: ''Gigi, ottima idea. Facciamola proprio così.! Contenti entrambe.
Dico sempre che Porelli mi ha trasformato da 'dilettante' a 'professionista'. Ed è proprio così. Allenare nell'NCAA mi ha fatto diventare coach. Allenare il Cile mi ha fatto capire il mondo. Allenare il Virtus mi ha fatto diventare professionale. Tutto merito di Porelli, che mi dava lezioni ogni giorno. Non vedevo l'ora di vederlo, o per le lezioni o per i 'fuochi artificiali.' Ovvio, quello è un altro discorso per un altro giorno. Dico solo questo: Con lui non passavano 24 ore senza una scena da scrivere un pezzo da prima pagina. Posso dire tranquillamente che ho riso più con lui in cinque anni che nel resto della mia vita



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