Poco dopo le dieci di ieri, la Virtus ha annunciato sul sito ufficiale la morte di Porelli e aprirà domani dalle 9 alle 13, al museo nella Futurshow Station, la camera ardente. Poi, avrà il suo nome la palestra dell´Arcoveggio, dov´è pure la sede: scelta felice, fu Porelli a volerla costruire e a curarla come un gioiello.

 

 

Claudio Sabatini ha reso così omaggio ieri all´avvocato. «Un grande, sotto gli occhi di tutti, il creatore di quel che la Virtus è oggi e di quello che rappresenta da decenni. Chi ci ha lavorato dalla sua epoca in poi lo deve ringraziare, per la forza d´un modello innovativo, senza eguali. Per come l´ho conosciuto, sotto la scorza di duro c´era una persona molto sensibile».

In prima fila anche Renato Villalta, che da Porelli fu comprato, allora, per l´esorbitante cifra di 400 milioni. «Sono stato onorato della sua amicizia sin dal 1974, quando mi veniva a vedere a Mestre. Gli sono rimasto legato, ancora giovedì ero a trovarlo in ospedale. Ci lascia un dirigente unico, avanti anni luce su tutti. Rese la Virtus una società modello e fu il fattore più importante nelle vittorie. Niente meriti divisi equamente: da noi Porelli contava di più, dando ai giocatori la certezza che la società li avrebbe sempre sostenuti. E noi per lui ci saremmo buttati nel fuoco. La Virtus è Gianluigi Porelli, né Forza Bologna, né alcun altro marchio. Nessuno l´ha amata come lui, forse come i figli che non ha avuto».

Alberto Bucci, che vinse lo scudetto della stella. «Porelli è stato il più grande dirigente del basket bolognese, l´artefice di un club moderno e innovativo. Mi prese da Fabriano: mi rincorse alla fine di una partita per le scalette del tunnel, per incontrarci e parlare. Era il 5 gennaio, il 29 ci vedemmo, mi chiese se volevo allenare la Virtus. Quel giorno nasceva anche mia figlia». Roberto Brunamonti, pure lui colpo d´epoca al mercato: un miliardo, battendo la Scavolini. «Un grandissimo dirigente, uno che faceva venire qui dalla Spagna Jordi Bertomeu, l´attuale capo dell´Uleb, per studiare come mandava avanti società e Lega. Gli sono grato per la fiducia che mi diede quando mi prese a 23 anni. Ero al centro d´un progetto del quale poi ho fatto parte per venti anni». Luigi Terrieri, ds e da 39 anni speaker. «Due anni fa lo vidi in Arcoveggio a un allenamento delle giovanili. Passavo, mi disse, e sono entrato. Sai che la palestra è ancora bellissima?».