Matteo Formenti
Matteo Formenti

“Cos'è?", chiede Matteo Formenti leggendo lo stampato intestato eurobasket.com che in mezzo a tanti migliori quintetti, mvp e via discorrendo pone la guardia desiana in testa agli esordienti nel massimo campionato. Come se non lo sapesse. In effetti, non lo sa, e la soddisfazione gliela leggi negli occhi: "Sono contento, davvero.

 

Vuol dire che ho fatto un buon lavoro, assieme a tutti i compagni: è un premio ideale alla stagione di Cremona, una doppia soddisfazione visto che abbiamo raggiunto il risultato della salvezza finalizzando l'enorme lavoro fatto durante l'anno".

 



Alla faccia dei timori di inizio campionato?



"Quelli c'erano, non poteva essere altrimenti. Anni di Legadue, una nuova serie che non conosci, tante incognite: però c'è stato tanto buon lavoro, prima con Cioppi poi con Caja che mi hanno sempre permesso di giocare tranquillo, senza troppe pressioni addosso: potevo sbagliare senza che venisse meno la fiducia di staff tecnico e compagni. 'Fai quello che sai, non preoccuparti del resto; è andata proprio così, e la salvezza è arrivata. Essere stato giudicato miglior 'nuovo arrivato' da un sito così prestigioso fa piacere, ma rimane secondario rispetto all'obiettivo centrato".



Te l'aspettavi più forte la serie A?



"No, esattamente come è stata, nonostante l'incognita e tutto quello che mi avevano raccontato sulle maggiori qualità necessarie rispetto alle mie abitudini. Il fatto di poter giocare, anche nei momenti più difficili, ha dato una mano enorme al mio inserimento nella squadra e nell'ottica del massimo campionato: con la convinzione di essere all'altezza nonostante la fatica iniziale. La serie A la capisci sul campo, ti rendi conto che il salto con il piano di sotto è decisamente marcato sia a livello fisico che tecnico che di pura velocità d'esecuzione. Non puoi sbagliare, ho cercato di farlo il meno possibile".



Sono davvero più grossi gli avversari (la risposta è ovvia, da bordo campo si vedono benissimo i muscoli altrui, ndr)?



"Ho avuto la fortuna, e possibilità, di marcare sempre play, guardie e ali e l'impatto atletico è comunque importante: mi vengono in mente Hawkins e tanti altri. In Legadue si trattava dell'eccezione, non la regola: ricordo che capitava contro Rimini quando c'era Omar Thomas, che fisicamente era decisamente superiore, ma le domeniche contro certi armadi non erano più di tre nel corso del torneo. Qui è la costante di ogni domenica! Grossi, e bravi. Ricordo solo che l'esordio è stato contro un certo Jaaber a Roma, mi tirò matto, a fine partita me lo vedevo ancora sfrecciare da tutte le parti...".



Con Caja altro che esterni! Dalla prima partita, cambio sistematico, e tu in post basso contro certi marcantoni che appena a vederli sentivo male...



"Una scelta ovvia, cambiando su ogni pick and roll ti trovi il mismatch giocato contro una volta su due. E devi difendere in una maniera diversa, alla quale però ero pronto visto che l'anno scorso, con Marco Crespi, cambiavamo spesso. Un minimo di attitudine c'era, e ci sta che siano anche aumentati i falli commessi, beccandone uno più grosso devi proprio stargli addosso e rischiare: tutto previsto, il piano partita di Caja si basava anche su queste situazioni".



Però hai affinato l'arte dello sfondamento: nell'ultimo mese due di media a partita, nei momenti che contavano. Esperienza? Testa? Coraggio?



"L'obiettivo è uno, vincere. E cerchi di farlo in ogni maniera possibile, se devi buttarti sotto a Lavrinovic o, estremizzando al massimo, Eric Williams, lo fai senza pensarci. Mi viene naturale, in difesa c'era molta aggressività e se vedi il compagno battuto in penetrazione, cerchi la soluzione che porta maggior vantaggio alla squadra. In quel caso, fallo e palla recuperata, meglio di così...".



Si pensava di te all'inizio che fossi uno specialista, un sesto uomo di affidamento che poteva addirittura essere più efficace rispetto al Formenti di Casale. Qualche responsabilità di meno, maggiore efficienza. Beh, sei andato oltre...



"Stefano Cioppi dall'inizio è stato chiaro, spiegandomi quello che pretendeva. Chiarito questo, avendo fiducia e tranquillità, ho approcciato le partite in maniera diversa; lo stesso con Attilio Caja. C'è stata una costante nel corso della stagione, e io sapendo per bene le responsabilità nei confronti dei compagni, non mi sono mai tirato indietro ed è arrivato quel qualcosa in più che nemmeno io pensavo di poter ottenere".



Comunque sei il terzo tiratore da tre della serie A!



"Beh, ma quello è facile".



Prego? Parliamone...



"Mettiti nei panni degli avversari: si vedono un italiano esordiente in serie A che esce dalla panchina, preferiscono concentrarsi più sulla stella americana o sul tiratore conosciuto. Ero consapevole di potermi ritagliare degli spazi, le attenzioni erano rivolte verso Rowland, lo stesso Bell, Brandon Brown, e all'inizio c'era anche una prima punta come Forbes: le altre squadre marcano loro, è normale; come è normale che vengano concessi più spazi al sottoscritto. Questo è successo per tutto il campionato, ho raccolto diversi scarichi e ho avuto modo di segnarli: non ero io quello che doveva costruire il gioco o forzare la costruzione del tiro, non è quella la mia specialità".



Come ti sei ambientato a Cremona?



"Bene. Molto bene. Sono di Desio, che è un paese; ho vissuto a Casale, un altro paese; il passaggio logico era una città come Cremona, ampiamente a misura d'uomo. Conoscevo già Cusin e Valenti e mi hanno dato una mano per l'inserimento nel tessuto cittadino, facendomi conoscere Cremona e altre persone che comunque ti permettono di staccare la spina dalla pallacanestro. L'ambiente, società compresa, me l'hanno fatto capire bene".



Quando Caja ti ha chiamato in panca contro Avellino per la standing ovation, cos'hai provato?



"Bello, emozionante, un riconoscimento al lavoro e alla stagione, pur tra alti e bassi. Primo anno qua, primo anno in serie A, se il coach toglie proprio me per l'applauso vuol dire che me lo sono meritato. Momento bellissimo, grazie a tutti".



Prima hai parlato della tranquillità che ti è stata data. Io ho visto un pregio tuo, quello di non aver paura di sbagliare. Esempio, tre triple sparate sul ferro contro Pesaro, poi ne metti tre di fila; oppure sbagli due liberi a Siena da mani nei capelli ma sul possesso successivo la metti da casa tua. Quello si chiama carattere, e non solo...



"Tutto nasce dalla fiducia totale. Prendermi i tiri che competono, 'tranquillo Teo, ne hai sbagliati tre ma i prossimi li metti, lo sai' è stato uno dei ritornelli più sentiti quest'anno. Vedi Bologna, dopo un brutto primo tempo, da Caja a Bell passando per Milic mi hanno tenuto su di morale e concentrazione: saperlo aiuta non poco, e nonostante l'errore nel possesso successivo la palla ritorna nelle tue mani. Successo a Bologna, a Treviso, altre volte. Fatto l'errore, si continua".



La tua partita migliore?



"Io me le ricordo tutte, dall'esordio a Roma all'ultima con Avellino. Penso sia impossibile tirarne fuori una, chi se le dimentica più?".

Se ti avessero detto che al termine del primo anno di serie A saresti stato il migliore di Cremona assieme a due fenomeni come Bell e Milic?

"Mi sarei messo a ridere, non ci avrei creduto. Arrivato in una realtà nuova a tutti i livelli, me l'avessero chiesto avrei firmato senza esitare un solo istante".



Roma ha già chiesto tue notizie. Che si fa?



"Impossibile che accada. Io ho due anni di contratto, a Cremona sto benissimo sotto tutti i punti di vista, professionale e non. Il mio intento è quello di continuare, bisogna poi vedere cosa decidono il presidente e Aldo Vanoli. Se non dovessi muovermi di qui, da questa gente che si fa in quattro per me - e li nomina uno a uno, da Beatrice Placchi a Paolo Bassignani, passando per Secondo Triboldi, ndr -, sarei molto contento". Facciamo che rimane, dai. Un tassello importante è già inserito nel mosaico.