Nel calcio e nel basket da questa Spagna dobbiamo solo imparare
E' difficile dimenticare la commozione della maggior parìe delle persone presenti alla finale mondiale del calcio, se non dei milioni di telespettatori, all'ingresso del Presidente Mandela prima dell'incontro. Molti avevano pronosticato e purtroppo anche sperato che la grande manifestazione sportiva sudafricana sarebbe stata un insuccesso.
Così non è stato ed il paese che ha sconfitto (anche se non totalmente) l'apartheid per merito di Mandela - per tanti, troppi anni in galera -ha vinto la sua battaglia.
Ha fatto bene Marino Bartoletti, nel commento televisivo in diretta, a tirasmettere l'emotività di una presenza emblematica. Imotivi umani hanno superato quelli sportili. Ricordo l'ultima volta che sono stato a Johannesburg.
Rimasi sorpreso dall'atteggiamento dei pochi cittadini di colore (allora) che avevano raggiunto una situazione economica e sociale superiore, e trattavano i propri simili rimasti al palo con una cattiveria incomprensibile.
Erano neri arricchiti contro neri poveracci. Rimasi di stucco... allora non è la diversità della pelle, non è il presunto razzismo, è il denaro che ci rende disumani. Bene, non penso di andare fuori tema perché anche lo sport, tutto, oggi più che mai soffre di questo: fino a quando non considereremo lo stesso denaro come un mezzo e non come un fine, la civiltà non riuscirà a prevalere.
Nell'ambito sportivo, poi, è necessario che si tomi a pensare all'uomo e non solo all'atleta. Non è filosofìa, è realtà.
Piuttosto, la vittoria del calcio spagnolo ha evidenziato una certa disinformazione e la consueta distanza della parrocchia baskettara dalle conoscenze reali.
Bene, ha vinto la Spaglia, e allora peana su Nadal, Contador, i grandi club catalani e madrileni, Alonso (ma quando torna a vincere?).
Ma il basket spagnolo ha vinto l'ultimo campionato europeo sotto la guida del coach italiano Scariolo e il movimento iberico della palla a spicchi è più che mai fiorente.
Non c'è alcun paese in Europa che abbia tanti Palasport moderni, ideali per il basket e sempre pieni. Il confronto con l'Italia è disarmante.
Basta pensare alla situazione della Fortitudo Bologna, solo pochi anni fa Campione d'Italia, oggi persa in un mare di debiti, dopo aver raggiunto l'anno passato il primato delle presenze (quasi 5.000 persone) ad ogni partita nel campionato dilettantistico.
Mi conforta la politica della Pallacanestro Cantù. Basti pensare alle conferme degli uomini di spicco della passata stagione, con contratti pluriennali, compreso l'allenatore.
Una società che non si permette di giudicare le scelte degli altri club, va avanti per la sua strada per raggiungere una continuità gestionale non solo tecnica ma anche umana.
Se tornerà il "Cardinale", e se la scelta del play straniero sarà felice, ci divertiremo ancora.
In chiusura non vorrei essere troppo tifoso, ma mi piacerebbe che la candidatura di Pier Luigi Marzorati alla Presidenza del Coni lombardo andasse in porto, così come è giusto augurare buon lavoro ad Antonello Riva come manager a Caserta, dove il coach è il buon Pino Sacripanti.



