Fortitudo Bologna - FIP, la peggiore delle decisioni
Le regole sono regole, anche se in Italia questo concetto potrebbe far cadere dalla sedia, per il troppo ridere, tanta gente. E, se le regole dicono che per la Fortitudo103 il posto giusto è la Prima Divisione, che Prima Divisione sia: senza se, senza ma, e senza sconti. Quindi, il lavarsi le mani della Federazione, Dino Meneghin in primis, è stato assolutamente immune da rischi – qualsiasi altra decisione, dalla radiazione ad una categoria che non fosse, appunto, il torneo a margine delle bocciofile – di possibili ricorsi, denunce, Processi, controprocessi, appelli, contrappelli, cappelli, cappellate (cit.). Non posso cacciarti, dice Meneghin, perché l’unica cosa che hai pagato è quella che ti evita la radiazione, e allora vai, dove sarà pianto e stridore di denti, in modo tale che io non ti possa più vedere, nemmeno in foto.
Giusto, giustissimo, e forse anche cinicamente ligio ai desideri della piazza, che non voleva la sparizione di questa Fortitudo. Ma non ci vuole un microscopio per capire che questa decisione è la peggiore che potesse essere presa. Perché, alla fine, è una punizione non per l’uomo, colpevole di qualsiasi nefandezza, ma solo per il pubblico. Vero che avere 3700 abbonati, aver raccolto quasi 300mila euro e altro non sono titolo per essere al di sopra delle leggi (non era successo con la Virtus né con Pesaro, per intenderci), ma nessuno ha pensato a loro. Ai tifosi, che forse per certuni sono solo un peso e una paura – vedi le camionette di polizia poste a presidiare la Fip, pur sapendo che da Bologna si sarebbe mosso solo qualche giornalista, non certo armato di molotov ma solo, se vogliamo, di rabbia per aver dovuto lasciare i figli al mare e cavalcare la E 45 di notte – ma anche una bella mucca da mungere quando serve. Tifosi che si sono visti accogliere quasi a male parole, in A Dilettanti, per poi essere ben utilizzati, nelle foto e nei dati di presenze, quando la stessa A Dilettanti si è accorta che, con la Fortitudo a referto, la visibilità cambiava eccome.
Tifosi a cui ora è stata regalato il peggiore degli incubi, da una Fip che non ha avuto nemmeno il coraggio – perché un cavillo si poteva trovare eccome – di uccidere chi già cadavere era. No: azzannata, dissanguata e massacrata, la Fortitudo ora è un brandello di carne messo là in un angolo, in una situazione che non aiuta nessuno. Non aiuta chi vorrebbe ripartire, ammesso che qualcuno ci sia, perché il Colpevole è sempre bello presente, e non aiuta chi, in fondo, non è sparito del tutto. Nemmeno qualche sotterfugio, un vi diamo una serie B o C, ma a patto che entro domani appaia qualcuno che lo elimini, sportivamente parlando, ma l’ennesima purga di Sacrati, che evidentemente ha abbindolato anche la Federazione.
Sì, perché è stato giusto dargli il massimo della pena, dopo che per un anno tutti hanno atteso dei suoi segnali, anche se gridare al ti abbiamo dato un regalo, ora ce lo riprendiamo con gli interessi è sembrato quasi rinfacciare qualcosa che, alla lunga, si è visto essere stata una offerta inutile. Ma ora sentire Meneghin disquisire di “se è vero che la vuole vendere ad un euro, lo faccia pure”: Dinone nostro, ma capisci che è l’ennesima presa in giro? Che questa Fortitudo che tu hai tenuto in vita non avrà la forza nemmeno di mettere insieme, se anche volesse, cinque bipedi per la Prima Divisione, e che i debiti permangono eccome? O vuoi cinicamente continuare nell’accanimento terapeutico, farla giocare, vederla promossa al piano superiore – dal torneo dei bar a quello dei ristoranti, magari – per poi di nuovo declassarla? Credi veramente che Sacrati voglia farsi da parte volontariamente? Ed è stato un bel servizio, ad una piazza che qualche cosa al basket lo ha dato (magari non alla tua famiglia, visti i cattivi rapporti sia con te che con il tuo erede), uccidere tutti tranne il vero colpevole?
La Fortitudo resta in vita senza possibilità di respirare. Ed è inutile ora discutere se questo anno in più sia stato perso o no: di certo, oltre ai tifosi, c’è anche la sofferenza di tutti quelli che attorno al biancoblu ci satellitano e ci lavorano. Il settore giovanile, che spesso ha lavorato in condizioni comiche tra ristoranti non pagati e richieste di stipendio rimandate con ironia al mittente. Persone come Renato Nicolai e Michele Forino, che si sono sbattuti tutti i giorni per salvare il salvabile pur guardandosi nelle tasche e non vedendo un ghello: quando si dice per amore solo per amore, si dovrebbe ricordare anche il lavoro di queste persone. Che, se potessero scrivere un libro di aneddoti e di quelle cose che non si sono potute raccontare, farebbero tanti di quei soldi da poterne prendere due, tre, di Fortitudo, mica una. In bocca al lupo a loro, e grazie di tutto.
Ora? Almeno la Virtus e Pesaro avevano delle immediate scialuppe di salvataggio e la certezza di non esistere più in quanto tali. Qui nemmeno questo è stato regalato, da una Federazione che non ha capito come da punire fosse chi aveva sparato, e non chi si era beccato la pallottola al cuore. Andranno avanti lo stesso, come tutto il basket italiano. Ma qualcosa gli mancherà, alla lunga.



