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Quante volte da bambini, dopo un colloquio genitori e professori, scattava il classico accordo dell'andare bene a scuola per proseguire a frequentare la squadra dello sport preferito.

 

 

Ecco, di per sé, la cosa non farebbe poi così scalpore se questa filosofia non fosse riportata, pari pari, ai giocatori professionisti di uno dei club più vincenti della storia del basket.



 

Calda mattina di luglio: la Virtus Pallacanestro presenta Niccolò Martinoni. Un ragazzone di 202 cen-trimetri, ventuno anni, nato e cresciuto a Varese. Uno che ha la testa sulle spalle, fidanzatissimo, impegnato nel sociale con un programma di adozione a distanza. Un difetto questo figlio ideale l'avrà pure: iscritto alla facoltà di economia a Varese, ha preferito chiudere con i numeri sui banchi e provare a farne sul parquet.

 

Bene, ma non benissimo per Claudio Sabatini, il patron che ama i giocatori senza tatuaggi, zero orecchini, e che oltre al saper giocare a basket siglino voti sul libretto scolastico.

 

Perché Sabatini è quel proprietario che nell'ottobre del 2005, prima di Milano-Virtus, annunciò la presenza nei dodici di Matteo Negri, allora quattordicenne, premiato perché risultato quello con i migliori voti a scuola del settore giovanile.

 

Un messaggio a tutti i giovani cestisti-studenti della Virtus. Sabatini, dal prossimo campionato ha scelto di costruire una squadra giovanissima, e deciso di mandare un messaggio chiarissimo: bravi in campo, bravi nello studio: "Vede - racconta - io non sono il re della moda e sono conscio che Caserta o Montegranaro, oggi, possano pagare ingaggi superiori al sottoscritto. E allora, oltre a indossare una delle maglie più importanti del basket italiano, devo offrire qualcosa di diverso dai soldi per convincere le famiglie delle giovani promesse a preferire la Virtus. A Bologna abbiamo l'Università migliore. Chi gioca in Virtus è obbligato a studiare anche perché io preferisco parlare con giovani acculturati. Ci sono già troppi giocatori ignoranti".

 

Qualche tempo fa Riccardo Moraschini, uno dei prodotti del vivaio Virtus, rilasciò un'intervista dove ammetteva di aver lasciato gli studi per concentrarsi sulla carriera di giocatore: "Moraschini si sbagliò - sorride Sabatini - ed il giorno dopo gli ho telefonato invitandolo ad iscriversi all'Università. Lui mi ha risposto che nel contratto non era scritto e quindi non potevo costringerlo. La mia replica definitiva è stata chiara: giocare per la Virtus può anche significare allenarsi e andare a sedersi nell'ultimo anello del Futurshow Station, il nostro teatro del basket".

Maraschini, per la cronaca, si è iscritto all'Università.

 

Anche in conferenza stampa, il giovane Martinoni, aveva confermato quella che Sabatini ribattezza come una clausola verbale: "A Varese studiavo economia, ma un certo punto ho lasciato l'università. Qui a Bologna, dove c'è una storia quasi millenaria e un ateneo di primo livello e con tante possibilità, la riprenderò".

 

Sabatini lo ha incalzato: "Non abbiamo messo la clausola di ricominciare lo studio nel contratto perchè non si può. Ma a parole ci siamo intesi bene, Martinoni sa che deve studiare. È giovane e può farlo, come tutti gli altri ragazzi della Virtus. Non escludo di mettere dei premi a chi andrà avanti negli esami".