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Valerio Rustignoli

MIKE Roman Nardi, il primo dei giocatori della magnifica cavalcata primaverile della FulgorLibertas a manifestare la volontà di restare, con il suo «ci vediamo anno prossimo» in diretta tv.
Nardi, a cui in estate sono state affidate le chiavi della squadra, ha fatto storcere il naso a causa di prestazioni di minor impatto, rispetto a quanto aveva saputo far vedere nella passata stagione. Ora, il suo infortunio e l’ultimo quarto contro Bologna, mettono Forlì davanti alla realtà, mostrando chiaramente, da una parte, la fondamentale importanza del suo passaportato; dall’altra la voragine che, in assenza di Mike, si viene a creare in cabina di regia.
PARTIAMO dal passato: nella scorsa stagione, Nardi aveva abituato il pubblico a segnare tanti punti, a trovare i suoi spazi in attacco, alternandosi in cabina di regia con Goldwire e rendendosi protagonista di alcune vittorie (Casale su tutte). Oggi, invece, spesso il play italoamericano si dedica molto spesso a fare girare la squadra (è il miglior assistman della Legadue), faticando però a trovare ritmo in attacco, ma anche in difesa. Se guardiamo i numeri di Nardi, troviamo alcune indicazioni: il numero 12 forlivese ha le migliori cifre di assist (6.8 di media) e rimbalzi (3.3) da quando è arrivato in Italia, ma le buone notizie finiscono qui; infatti tira peggio sia da 3 che i liberi (solo il 57% dalla lunetta), perde più palloni e ne recupera meno. Continuando a guardare i numeri, scopriamo un dato interessante: Mike Nardi sta producendo la stessa valutazione della scorsa stagione (9.8); forse non i 14 di media delle ultime cinque vittorie, ma sicuramente sta andando meglio di quanto avesse fatto al suo arrivo a Forlì.
PROVIAMO a prescindere dalle statistiche: allo stato attuale, alla Fulgor mancano le alternative in cabina di regia; più volte è capitato che anche l’uscita di un Nardi mediocre abbia scombussolato la squadra che, in queste situazioni, è parsa più che mai a disagio e indecisa sul da farsi. D’altronde è anche una questione di qualità: dare la palla in mano a Freeman dà la sensazione di essere una soluzione d’urgenza, buona per un’emergenza (come domenica sera), ma di certo non replicabile come sistema, per non limitare eccessivamente le mansioni, ben diverse, del miglior marcatore della Legadue; Borsato di certo non ha le innate qualità di playmaker. In Legadue, praticamente tutte le squadre hanno alternative in cabina di regia: Reggio Emilia non ha un cambio del playmaker, ma alterna in cabina di regia i 2 Usa (Robinson e Taylor) con buoni risultati; Jesi, squadra simile alla Fulgor per budget e costruzione, ha il solo McConnell, ma dietro di lui sta giocando l’under Battisti (6 minuti di media) e, all’occorrenza, c’è Hoover, che è più play di Borsato e Freeman. Forlì invece non ha alternative, tutta la pressione e la responsabilità pesa sulla testa di Mike Nardi: e se domani non potesse giocare?