C’è un momento, nella stagione di ogni giocatore, in cui i numeri smettono di raccontare solo “cosa” sta facendo e iniziano a spiegare “come” sta cambiando. Per Carsen Edwards quel momento sembra arrivato adesso. E non è un caso che il dato simbolo non sia legato ai punti, ma agli assist.
Contro Treviso, nell’ultima uscita della Virtus Bologna, il numero 3 bianconero ha toccato una cifra mai raggiunta prima con questa maglia: 9 assist, record personale in bianconero e massimo stagionale in carriera europea. Un dato che supera anche gli 8 assist messi a referto nella gara d’andata al PalaVerde di Villorba, sempre contro la Nutribullet, e che rappresenta un piccolo spartiacque nel percorso del giocatore.
Per Edwards, cresciuto e affermatosi come scorer puro, la serata contro Treviso non è stata una semplice anomalia statistica. È stata la fotografia di un’evoluzione. Perché se è vero che il suo record assoluto resta lontano – i 12 assist del 2022 in G-League con i Salt Lake City Stars – è altrettanto vero che in Europa non si era mai spinto così in alto. Il miglior dato in EuroLeague rimaneva fermo agli 8 assist con il Fenerbahce nella stagione 2022/23 contro l’Alba Berlino. Fino a oggi.
Dubai, l’inizio del cambiamento
In realtà, i segnali erano arrivati qualche giorno prima, lontano dall’Italia. A Dubai, in una delle vittorie più pesanti della stagione bianconera, Edwards aveva chiuso con 4 assist. Un numero apparentemente ordinario, ma carico di significato. Perché quei passaggi sono arrivati nei momenti di massima pressione, nel quarto quarto, quando la partita chiedeva lucidità più che istinto.
Lì si è intravisto per la prima volta con chiarezza un Carsen Edwards diverso: ancora letale come realizzatore, ma più disposto a leggere le difese, a fidarsi dei compagni, a scegliere la soluzione migliore invece della più naturale. Un cambio di passo mentale prima ancora che tecnico.
Va però contestualizzato come questo trend abbia preso forma in una fase particolare della stagione: l’assenza per infortunio di Luca Vildoza e la cessione di Brandon Taylor hanno spinto la Virtus Bologna a riorganizzare la cabina di regia. In questo scenario, Carsen Edwards si è trovato – e ha accettato – a “sacrificarsi”, assumendo anche compiti di costruzione del gioco.
Edwards resta – e resterà – un catalizzatore difensivo. Le attenzioni che attira aprono spazi, creano rotazioni, costringono le difese a scelte difficili. La differenza, oggi, è che sta imparando a punire quelle scelte con continuità, non solo con il tiro, ma anche con il passaggio.
E la Virtus Bologna è una squadra che può trarre enorme vantaggio da questa trasformazione. Perché il roster di Dusko Ivanovic ha dimostrato di avere più frecce nel proprio arco: Matt Morgan, Luca Vildoza, Derrick Alston Jr. sono tutti giocatori capaci di colpire dall’arco se messi nelle condizioni giuste. Se Edwards riesce a coinvolgerli con regolarità, l’attacco bianconero diventa meno prevedibile e decisamente più difficile da contenere.
Non una fissazione, ma un trend
È chiaro: nessuno chiederà a Carsen Edwards di inseguire la doppia cifra di assist ogni sera. Non è il suo mestiere, né sarebbe corretto snaturarlo. Ma il trend è reale, e soprattutto è coerente con la crescita complessiva della squadra.
Questa nuova versione del texano – più consapevole, più paziente, più connessa con i compagni – può diventare un fattore decisivo nelle prossime settimane. Perché quando uno scorer del suo livello aggiunge la capacità di far segnare gli altri, il salto di qualità non è solo individuale. È collettivo.
E per la Virtus Bologna, oggi, è probabilmente la notizia migliore possibile.
Eugenio Petrillo
